Se lo avete letto e se lo ricordate, dal precedente articolo sul Museo del Risorgimento, scrigno prezioso della storia d’Italia, abbiamo scoperto un eroe piemontese ed italiano poco conosciuto, il Principe Eugenio di Savoia.

Molti studiosi ritengo che il processo risorgimentale italiano sia infatti iniziato nel 1706 con la vittoria piemontese sui francesi, durante il noto assedio di Torino.

Correva l'anno...

A quei tempi, l’unico vero stato italiano indipendente dalle potenze straniere era il Piemonte guidato dal Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, e probabilmente se egli avesse perso quella guerra, il Piemonte sarebbe stato per sempre assoggettato alla Francia, e mai sarebbe partito quel sentimento di rivalsa e indipendenza che portò poi all’unità d’Italia circa un secolo e mezzo più tardi.

Sta di fatto che nel 1706 il piccolo Piemonte era ormai da mesi sotto attacco della Francia che lo aveva invaso, con Torino, ultimo baluardo alla capitolazione finale, sotto assedio dal maggio di quell’anno.

Arrivati al settembre del 1706, le strenue difese dei sabaudi era ormai al limite, fiaccate da mesi di bombardamenti dei cannoni francesi, da battaglie fuori le mura, da incursioni nel sottosuolo (ricordate il famoso episodio di Pietro Micca), da mancanza di viveri e munizioni.

Ecco perché l’arrivo del Principe Eugenio di Savoia, cugino del Duca, al comando delle truppe imperiali austriache fu fondamentale per la salvezza di Torino, del Piemonte e dell’Italia intera, che da quella vittoria acquisì la consapevolezza di poter unire un caleidoscopio di piccoli regni in mano a diverse dinastie regali e nobiliari straniere.

Dei due principi Savoia che vinsero l’assedio dei francesi nel 1706 solo il Duca, Vittorio Amedeo II, fu ricordato come un vero eroe, e poi come primo Re della casata (titolo acquisito e riconosciuto da tutte le potenze europee proprio in virtù della grande vittoria ottenuta).

Ma gran parte del merito di quella leggendaria vittoria, che fece la storia di Torino, e dell’Italia in seguito, fu del Principe Eugenio di Savoia che era accorso in aiuto del cugino e dei piemontesi, a capo delle truppe imperiali asburgiche.

  • il Principe Eugenio di Savoia - una statua che lo ritrae con capelli lunghi ricci
  • Il Principe Eugenio di Savoia - una lapide commemorativa

Il Principe dimenticato

Dimenticato dai più, merita invece che conosciate la sua storia.

Purtroppo, Torino gli ha solamente dedicato un corso e due statue, una al Museo del Risorgimento (di cui vi ho parlato la scorsa volta), e l’altra a Palazzo di Città davanti al Municipio torinese.

Fu uno dei più grandi condottieri della storia, tanto è vero che addirittura Napoleone Bonaparte, uno secolo dopo, lo ricorderà collocandolo come uno dei più grandi, al pari di Alessandro Magno, Annibale, Giulio Cesare, e Federico il Grande.

Ma chi era il Principe Eugenio di Savoia?

In Italia, però, la sua figura è quasi sconosciuta, salvo in particolati ambienti militari o di appassionati di storia, mentre invece gode di una grandissima popolarità in tutta Austria e l’Europa centrale.

In particolare, se vi capita di visitare Vienna, troverete alcune sue grandiose statue a perenne ricordo delle sue gesta eroiche, visto che non solo salvò il Piemonte, ma per ben due volte respinse i turchi prossimi a invadere l’Europa.

Chi era il Principe Eugenio di Savoia?

Fu uno dei migliori strateghi del suo tempo e con le sue vittorie, e la sua opera di politico, assicurò agli Asburgo e all'Austria la possibilità di imporsi in Italia e nell'Europa centrale e orientale.

Eugenio di Savoia-Soissons, meglio noto come “Principe Eugenio”, nacque a Parigi il 18 ottobre 1663 da Maurizio di Savoia-Carignano, appunto Conte di Soissons, e Olimpia Mancini, una nipote del potente Cardinal Mazzarino.

Cresciuto alla corte del Re Sole, era destinato alla carriera ecclesiastica, ma oppostosi alla famiglia, intraprese quella militare.

Non particolarmente dotato fisicamente fu scartato dal Re Sole che non lo volle nel suo esercito, e per questo fu costretto fuggire da Parigi alla volta di Vienna.

Qui, fu invece accolto alla corte dell'imperatore d'Austria Leopoldo I d’Asburgo, presso il quale già aveva militato il fratello maggiore Luigi Giulio.

Gli Asburgo erano da sempre grandi ammiratori delle qualità militari dei Savoia, e anche questa volta buon sangue non mentì.

Una vita avventurosa sempre in prima linea

E' proprio il caso di dirlo. Una vita avventurosa sempre in prima linea tra epiche battaglie.

Nominato immediatamente Aiutante di Campo al servizio del Comandante Supremo degli Asburgo, Carlo V di Lorena, cognato dello stesso imperatore, il Principe Eugenio si distinse immediatamente per le sue qualità militari partecipando alla guerra contro i turchi per liberare Vienna dall’assedio posto dalle truppe di Maometto IV nel 1683.

La vittoria sui Turchi inaugurò per il Principe Eugenio una vita intera dedicata alla guerra.

Promosso Maggior Generale nel 1687 partecipò al famoso assedio di Belgrado ed alla sua conquista il 6 settembre 1688, rimanendo ferito ad una gamba da una pallottola.

Nominato successivamente Comandante Generale di Cavalleria, nel 1690 fu quindi inviato in Italia una prima volta in soccorso del Duca Vittorio Amedeo II contro la Francia di Luigi XIV che intanto aveva invaso il Piemonte.

Combatté qui in Italia per sei anni, con alterne fortune, senza mai avere un esercito adeguato al suo prestigio.

Richiamato in Austria nel 1696 a seguito di una nuova minaccia turca, il Principe Eugenio venne insignito del titolo di Feder Maresciallo, in affiancamento a Federico Augusto I che comandava l’intero esercito asburgico.

Poco dopo però, Federico Augusto venne nominato Re di Polonia, così che il comando passò esclusivamente nelle mani del Principe Eugenio.

il Principe Eugenio di Savoia - una statua lo ritrae valoroso con la mano alzata

Quando il nome diventa leggenda

11 settembre 1697, il nome del Principe Eugenio diventa leggenda.

Il nuovo comandante delle truppe imperiale guidava un esercito di solo 50.000 uomini, le quali avrebbero dovuto fronteggiare l'esercito turco di Mustafa II, forte di 100.000 uomini.

L'11 settembre 1697, presso Zenta (l’attuale zona balcanica), avvenne la battaglia decisiva che ancora una volta decideva le sorti dell’Europa minacciata dall’invasione turco-ottomana.

Grazie ad un'abile e spregiudicata azione strategica, il Principe Eugenio attaccò di sorpresa i turchi che stavano attraversando il fiume Tibisco.

Egli, l’abile stratega di casa Savoia, era infatti consapevole del fatto che se avesse affrontato i turchi in campo aperto, il suo esercito sarebbe stato annientato.

Mosse così una spettacolare imboscata che lasciò sul campo i corpi di 30.000 turchi, dei quali 20.000 caduti in battaglia e 10.000 affogati nel Tibisco. Le perdite imperiali furono al contrario irrisorie.

La vittoria di Zenta ebbe una grande risonanza e la fama del Principe Eugenio raggiunse tutte le corti europee.

Scoppiata nel 1701 la guerra di Successione Spagnola, il Piemonte fu di nuovo invaso dai francesi.

Per questo, nel 1706 il Principe Eugenio tornò per la seconda volta in Italia, per salvare il cugino, il Duca Vittorio Amedeo II, dal terribile assedio francese di quel fatidico anno.

il Principe Eugenio di Savoia - una targa commemorativa

7 settembre 1706

Il 7 settembre 1706 segna il destino del Principe e della storia d'Italia. la grande vittoria del Principe Eugenio che salvò Torino

Si arriva così alla famosa battaglia del 7 settembre 1706, quando il Principe Eugenio, insieme al cugino Vittorio Amedeo II, sconfisse le truppe nemiche, liberando la città dall’assedio, e di fatto eliminando i francesi dall'Italia.

Una vittoria epica che convinse i Savoia a unire l’Italia nei secoli successivi.

Dal 1706, Eugenio di Savoia passò da una battaglia ad un’altra in tutta Europa, alternando molte vittorie a momenti di diplomazia, ma combattendo in campo fino all’ultimo.

Morì a Vienna nel 1736, quando l’imperatore gli tributò solenni onoranze funebri mentre i Savoia risultarono assenti, ingrati del grande aiuto che avevano ricevuto nel 1706 per salvare Torino, il Ducato e l’Italia.

Il Principe Eugenio rivive ora nella nostra memoria, anche se a Torino di lui sopravvive solo una sua statua al Museo del Risorgimento e un’altra davanti Palazzo di Città.

Nessuna altra opera, proprio lui che fu anche un grande appassionato d'architettura, e come i suoi cugini piemontesi, ordinò e fece costruire numerose residenze, alcune notevoli tra Vienna e l'Ungheria.

Tra le quali, la sua residenza ufficiale, nonché la più famosa, il noto Palazzo del Belvedere a Vienna, una magnifica costruzione, che unisce il barocco italiano a quello mitteleuropeo.

In questa dimora egli riceveva le visite diplomatiche, e manteneva rapporti epistolari con generali e regnanti di molti stati europei.

Non solo battaglie, ma anche amore per l'arte

Non solo battaglie, ma anche amore per l’arte, la lettura e la pittura.

Tra l’altro il Principe Eugenio fu anche un amante delle arti e della lettura, nonché un appassionato collezionista di libri e quadri. Possedeva infatti una collezione di 15.000 volumi, che è tuttora conservata a Vienna.

La collezione di quadri (per nostra fortuna) fu invece acquistata da Carlo Emanuele III di Savoia, e una parte di essa è tutt'oggi esposta nella Galleria Sabauda di Torino.

Questo ci rimane, a Torino, di uno dei più grandi condottieri della storia europea.

ZetaTiElle Magazine
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