La rorippa, dal nome misterioso e dal carattere nordico
La rorippa è un’altra fra le piante della famiglia delle Crucifere considerata minore, perché non è così comune e perché è poco utilizzata. Ha tuttavia molte curiosità da svelarci. A cominciare dal fatto che è una pianta nordica, non solo perché diffusa quasi esclusivamente nell’emisfero boreale ma anche perché ha scelto un habitat artico-alpino. Lo si nota persino dal nome con cui, nel XVIII secolo, fu catalogata da Antonio Scopoli, che è Rorippa islandica Borbás. Esso, infatti, la mette in relazione con l’Islanda.
Più oscuro è comprendere che cosa Scopoli intendesse appioppando al genere il nome di… Rorippa. Non ne abbiamo la certezza ma forse lo fece derivare dal termine latino ros, ossia rugiada, e da ripa, sponda di bacino o corso d’acqua. Perché la rorippa, conosciuta pure come crescione giallo palustre, è senza dubbio una pianta acquatica. È una pianta da sponda rugiadosa.

Frutti che galleggiano sull’acqua
L’ambiente ideale per la rorippa è quello di particolari acquitrini che siano completamente sommersi in inverno e che si prosciughino in estate. È diffusa sulle rive di stagni e fiumi e in prati paludosi e umidi. Le sue foglie sono assai specializzate e riescono ad assorbire la luce solare, nel processo di fotosintesi, anche sott’acqua. Per l’impollinazione, si avvale di mosche o imenotteri (api, vespe, etc.) che si posano sui suoi fiori.
Ma non solo! I suoi frutti, che sono leggeri e panciuti, hanno la capacità di galleggiare sull’acqua anche per un paio di mesi, senza andare a fondo. E quando approdano, i semi hanno la possibilità di germinare addirittura su rive lontane. Inoltre piacciono agli uccelli acquatici, che se ne cibano, disperdendo poi ovunque i semi stessi.

Il nome gaelico della rorippa
Tali fenomeni hanno reso la rorippa una tipica pianta d’Irlanda, isola umida per eccellenza. È una pianta da torbiera. Oltre a essere una specie autoctona, è diffusa sia sulla costa sia nelle regioni interne.
Il suo nome gaelico, ossia Biolar buí, significa crescione giallo e l’accomuna proprio con il crescione, che però ha i fiori bianchi. Con l’importante differenza che questa non è affatto un’erba da insalate. Gli irlandesi non l’hanno mai mangiata, neppure in periodo di carestia. Ma con il succo estratto dalle sue foglie e dai suoi steli curavano spesso arrossamenti della pelle, bubboni, foruncoli e scrofolosi.

Una breve descrizione botanica della rorippa
La rorippa è una specie perenne – ma non dura per molti anni! – che, come vi abbiamo anticipato, ama molto l’acqua. La radice è a stolone e il suo fusto è glabro ed eretto, cavo all’interno, e raggiunge un’altezza di circa 60 centimetri. Le foglie sono nettamente divise in lobi lanceolati. Quelle inferiori sono picciolate e formano una rosetta basale. Quelle superiori sono sessili e, all’attaccatura, abbracciano per metà il fusto.
I fiori gialli, a 4 petali e con la caratteristica disposizione a croce delle Crucifere, sono riuniti in capolini alla sommità degli steli. Sbocciano tra maggio e agosto. Il frutto è una siliqua corta e panciuta, con breve becco alla sommità. I semi sono piccini, bruno-rossastri, con una depressione concava nella parte superiore. Dato che in Italia la rorippa non è così comune, per identificarla in natura è indispensabile utilizzare le chiavi botaniche.

Un tè insolito ma salutare
In fitoterapia, la rorippa non è mai stata molto usata e meriterebbe studi clinici più approfonditi. Tuttavia sappiamo che la droga medicinale, rappresentata dalle sue foglie tenere, ha validi principi attivi. Troviamo, infatti, l’acido gallico e l’acido siringico (composti fenolici), l’acido cinnamico e flavonoidi. Tali componenti giustificano le proprietà antiinfiammatorie, antifungine e antimicrobiche e quelle depurative. Ma la rorippa è anche un buon diuretico ed è espettorante e digestivo.
Non ha un sapore particolarmente gradevole, perché amaro. Se lo sopportate, potete prepararne una tisana casalinga, da assumere lungo la giornata come un tè o qualunque altra bevanda alimentare. Basta versare due cucchiai di foglie tritate in mezzo litro d’acqua fredda. Portate poi a bollore, spegnete subito e lasciate in infusione per una decina di minuti. Quindi si filtra, si dolcifica o si aggiunge qualche goccia di limone. Senza assolutamente interrompere le cure mediche in corso, è senz’altro un rimedio salutare e naturale.

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