“Il cerchio non è squadrato” (Pav edizioni) racconta un cammino, dove rabbia e dolore sono chiamati col loro nome, ma la gioia e la speranza accanto alla proposta di un significato e senso dei nostri giorni, rendono il libro coinvolgente a prescindere dal tuo ‘credo’ personale. Poesie e quadretti di riflessione e conforto.
Lucilla D’Eredità, “Sul ponticello d’assi e corde” scrivi “Sulla via di Damasco fummo stanchi per l’ineffabile fatica del vivere…” Che intendi dire con questa espressione?
E’ una frase ironica che fa riferimento all’esperienza mistica di San Paolo, il quale fu trasformato da persecutore dei Cristiani in Apostolo di Gesù, dopo aver avuto una visione sulla via di Damasco; da quell’esperienza trasse la convinzione che il Messia era la risposta al suo cammino di Fede. Io ironizzo ed affermo che, quando ormai siamo prigionieri di quella stanchezza di vivere che non vogliamo neppure raccontarci, possiamo comunque conquistare grazie ad una fulminea intuizione la consapevolezza che la nostra vita è paragonabile ad un ponte tibetano sospeso nel vuoto e che non abbiamo alternative oltre al poterlo percorrere; in caso contrario rinunceremmo all’unica cosa che abbiamo e cioè alla vita. Quindi poche certezze e come unica possibilità quella di ‘provarci’.

In “Conflitto” concludi “E il Cielo è sempre più lontano” cosa intendi dire?
Come avrai notato, Cielo è scritto con la lettera maiuscola ed è per me metafora di una dimensione spirituale: si dice soprattutto ai bambini che il nonno defunto “è andato in Cielo”. Il Cielo è per me immagine d’una vita in cui si cerca di attribuire importanza a ciò che ne ha davvero, senza per questo disprezzare la minuta concretezza della realtà quotidiana, proprio perché attraverso di essa è possibile imparare cosa è ‘importante’ in senso forte, cosa non è futile.
E naturalmente l’apprendimento avviene in ciascuno di noi faticosamente e compiendo innumerevoli errori.

In “Stanchezza” parli di angeli d’aria vestiti, in che senso? cosa esprime questa poesia?
E’ un’immagine e spero ti parli con il linguaggio dell’intuizione; per questo preferirei, se mi puoi scusare, non scrivere una specie di parafrasi che sentirei quasi come un’orazione funebre della stessa poesia. Posso invece, come mi chiede la tua seconda domanda, dirti che la poesia esprime proprio un momento di stanchezza, così come sottolinea il titolo: viviamo in bilico tra il Cielo, nel senso sopra detto, del quale gli Angeli e lo Spirito sono espressione ed aiuto, e la Storia, stretta tra spazio e tempo; in quest'attimo dell’eternità, che è la nostra esistenza, siamo in costante conflitto e ricerca di equilibrio tra il limitato e l’illimitato e da entrambi cerchiamo di imparare il senso del nostro cammino. Poi in certi periodi della vita ‘il limite’, la nostra oscurità e quella dell’altro, mette a dura prova la nostra stessa capacità di perdono e di comprensione e ci ribelliamo. Ma anche questo momento ha il suo significato, a mio parere, se non lo neghiamo.
Nella poesia l’”Abbaglio” scrivi “calpesti il piccolo che hai, ” a cosa ti riferisci?
Mi rivolgo al mio interlocutore che, a causa dell’abbaglio subìto, va alla ricerca d’un amore che non conosce, mentre calpesta il ‘piccolo’ amore che già ha, già gli è rivolto. Come dire che spesso non vediamo ‘sotto il nostro naso’ o, se preferisci un’altra locuzione popolare, riteniamo che ‘l’erba del vicino sia sempre più verde’.
Nel quadretto “La signora Fernanda” Lucilla parla di questa anziana signora dalla vita longeva più del marito; l’ultima frase è “Io sono vecchia e non so se l’anno prossimo tornerò”. Lucilla, la morte è vista come fonte di fuga, dunque salvezza o semplicemente stanchezza per la vita?
L’anziana signora sa che la vita ha un termine con la consapevolezza che le viene dall’età. A vent’anni ci si sente eterni ed indistruttibili e forse per questo si ama e si rimpiange la nostra giovinezza ed il senso illusorio d’onnipotenza che l’accompagnava. La signora Fernanda è consapevole invece che tutto è transitorio ed ora che ha vissuto la sua vita non ha paura di andarsene in una realtà che spera luminosa ed in compagnia di chi ha amato e l’ha amata. Credo che ci sia anche della stanchezza, ma spesso ho sentito esprimere questa frase dalle persone molto anziane, che hanno vissuto con intensità e sentono diminuire le loro energie e prossima la morte.












