Nord Sud Ovest Est riporta in scena gli 883 e un pezzo di storia musicale che appartiene a tutti noi. La nuova serie televisiva, con Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli diretti da Sydney Sibilia e dagli altri registi del progetto, conquista fin dalle prime puntate. E risveglia ricordi, emozioni e quella nostalgia che soltanto certe canzoni sanno trasformare in qualcosa di vivo.
Quando gli 883 cominciarono a conquistare le classifiche, io avevo appena superato i trent'anni. A quell'età ci si sente già abbastanza grandi da poter dispensare giudizi su tutto, musica compresa. E io, oltre ad ascoltarla, la musica la trasmettevo anche per radio. Così, quando arrivavano le richieste per Max Pezzali e Mauro Repetto, finivo per accontentare gli ascoltatori, ma diciamo che lo facevo con poco entusiasmo. Gli 883 erano richiestissimi, eppure li passavo un po' di malavoglia. Con quegli occhiali inconfondibili, uno, e quell'energia incontenibile, l'altro, mi sembravano lontani dalla musica che consideravo davvero interessante. Noi ascoltavamo altro, naturalmente. Musica più impegnata, artisti che ritenevamo più profondi, testi sui quali discutere con l'aria di chi aveva già capito come funzionava il mondo.
Poi arrivavano questi due ragazzi di Pavia, che cantavano di motorini, sabati sera, ragazze irraggiungibili, amici e sogni più grandi del portafoglio. E lo facevano con una semplicità che allora scambiavamo facilmente per superficialità.
A distanza di oltre trent'anni, mi viene da sorridere pensando a quanto possiamo essere presuntuosi quando crediamo di avere la vita davanti e tutto il tempo del mondo per capirla.
Gli 883, in realtà, stavano raccontando una generazione senza bisogno di vestirla a festa. Raccontavano le nostre compagnie, le prime automobili, le telefonate interminabili, le discoteche e quelle serate in cui bastava poco per sentirsi invincibili. Dentro quelle storie c'era un'Italia quotidiana, fatta di ragazzi normali e di aspirazioni enormi. Una provincia che non aveva bisogno di diventare straordinaria per meritare una canzone.
Nord Sud Ovest Est
Ecco perché aspettavo con curiosità Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la nuova serie Sky Original che riprende il racconto da dove si era interrotto. Hanno ucciso l'Uomo Ragno. Dopo le prime puntate, posso dirlo senza esitazioni: la serie mi ha convinto, e parecchio.
Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli tornano nei panni di Max Pezzali e Mauro Repetto, accompagnandoci nel 1993, quando il successo ha già cambiato le regole del gioco e il sogno comincia a presentare il conto. La regia, affidata a Sydney Sibilia, Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi, mantiene un ritmo coinvolgente e trova un equilibrio efficace tra commedia, racconto musicale e crescita personale.
Mi piace soprattutto il modo in cui i protagonisti restituiscono le contraddizioni di quei due ragazzi. Max, più introverso, alle prese con una popolarità che lo costringe a uscire dal proprio guscio; Mauro, vulcanico e pieno di idee, sempre pronto a immaginare un traguardo successivo. La loro intesa funziona sullo schermo, così come funzionano i personaggi che ruotano intorno a loro e il mondo che la serie ricostruisce.
C'è attenzione ai dettagli, c'è musica, c'è ironia. Ma soprattutto c'è una storia che evita di trasformare gli 883 in due santini da celebrare. Li mostra mentre cercano di capire chi stanno diventando, proprio quando tutto sembra andare nella direzione desiderata. Ed è qui che il racconto acquista spessore: perché il successo, anche quando arriva, non risolve automaticamente le domande che ci portiamo dentro.
Come mai
La cosa più curiosa è che oggi basta sentire partire una loro canzone per ritrovarsi altrove. Non servono effetti speciali: bastano poche note e tornano le estati interminabili, le amicizie che sembravano indistruttibili, gli amori finiti prima ancora di cominciare e le occasioni che, per timidezza o incoscienza, abbiamo lasciato scappare.
Gli 883 hanno fatto questo: hanno legato le proprie canzoni alla nostra vita, fino a renderle una specie di archivio sentimentale collettivo. E quando vedo Max Pezzali raccogliere l'entusiasmo di migliaia di persone, penso che quel pubblico non stia semplicemente assistendo a un concerto. Sta ritrovando una parte di sé. Ci sono adulti con famiglie, lavoro, responsabilità e qualche conto ancora aperto con il passato. Persone che conoscono ogni parola e la cantano come se quel sabato sera fosse ancora lì, dietro l'angolo.
Anche Nord Sud Ovest Est riesce a riaccendere quella sensazione. La serie diverte, emoziona e invita a guardare con occhi diversi una musica che forse abbiamo giudicato troppo in fretta. Perché crescere significa anche rivedere certe convinzioni, ammettere qualche errore di valutazione e scoprire che le cose apparentemente più semplici possono accompagnarci molto più a lungo di quelle che consideravamo indispensabili.
Trent'anni fa pensavo che quelle canzoni fossero troppo facili per raccontare la vita. Oggi so che sapevano raccontarne una parte essenziale: quella in cui bastava una compagnia, qualche soldo in tasca e la voglia di uscire per sentirsi padroni del mondo.
E forse la malinconia più grande sta proprio qui. Allora volevamo diventare grandi in fretta. Adesso, ogni tanto, vorremmo soltanto tornare per una sera a essere quei ragazzi, con tutti i loro dubbi e le loro speranze.
Per fortuna, certe canzoni sanno ancora come riportarci a casa.
Rotta per casa di Dio
E a proposito di anni Ottanta e Novanta, ho una piccola chicca da raccontarvi. Al Club Tenco di Sanremo, in occasione del consueto appuntamento con i premi, ho incontrato un vecchio amico: Johnson Righeira. Ci conosciamo dal 1980, da quando mi portò in radio il suo primo singolo, Bianca Surf. Sono passati parecchi anni, ma ritrovarsi e scambiare due parole con chi ha attraversato un pezzo importante della nostra storia musicale fa sempre un certo effetto. E un immenso piacere.
Anche perché proprio i Righeira sono tra i protagonisti della prima puntata di Nord Sud Ovest Est. E qui arriva la sorpresa. Parlando del ritorno in auge di quegli anni e del successo delle serie dedicate alla musica, Johnson mi ha confidato che, in un futuro prossimo, potrebbe prendere forma una serie televisiva dedicata proprio al duo torinese. Per ora è una possibilità, tutta da verificare, ma l'idea stuzzica parecchio la curiosità. Dopo aver ritrovato Max e Mauro sullo schermo, immaginare una serie sulle avventure musicali di Johnson e Michael Righeira, tra tormentoni, synth-pop e un'estate italiana diventata leggenda, sarebbe davvero interessante. Naturalmente, se e quando il progetto prenderà forma, saremo qui a raccontarvelo.
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