Il giusquiamo, leccornia per maiali e killer di re

Il giusquiamo è un altro terribile membro della famiglia botanica delle Solanacee. C’è chi disquisisce sul fatto che, rispetto alla belladonna, è più blando (contiene alcaloidi in minore quantità) ma è e resta comunque un veleno mortale. Provoca assopimento, intensa salivazione, edemi, tumefazioni, eritemi simili a quelli della scarlattina, convulsioni, paralisi della respirazione, coma e conseguente morte. Non è assolutamente una pianta con cui scherzare. L’ingestione è letale anche per la maggior parte degli animali, soprattutto quelli da cortile. Fanno eccezione i maiali che, all’opposto, sono ghiotti di giusquiamo e si cibano delle sue capsule, sembra senza patirne alcun effetto. E da questa curiosità viene il nome latino con cui Linneo lo classificò: Hyoscyamus niger L. Il genere Hyoscyamus deriva infatti dai sostantivi greci hys = porco e kyamos = fava. È dunque la “ fava dei porci”.

Nell’inglese arcaico, era chiamato hebenon (oggi è Henbane, ovvero “maledizione della gallina”). Ed è così che lo troviamo citato nella scena V del I atto dell’Amleto di Shakespeare. Il padre del protagonista, che appare ad Amleto come fantasma, gli rivela di essere stato avvelenato proprio con il giusquiamo. Siccome i versi descrivono eruzioni cutanee paragonate a lebbra e scabbia, è evidente che Shakespeare si sia servito per il delitto “letterario” proprio del giusquiamo.

Due racemi di giusquiamo con frutti a capsula ormai secchi, color della paglia.
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Gafann è il nome irlandese del giusquiamo

Come nella vicina Gran Bretagna, anche in Irlanda il giusquiamo è pianta autoctona ma non troppo comune. In gaelico, è chiamato Gafann, termine che si collega al verbo “catturare”, perché la pianta è appiccicosa e, toccandola, si rimane con le dita invischiate. Nei secoli passati, se ne aggiungevano alla birra in fermentazione alcune foglie, per renderla più eccitante. D’altronde, già i romani usavano il giusquiamo come droga allucinogena che, secondo Plinio, poteva condurre persino alla follia. È senz’altro una delle sostanze stupefacenti più antiche. E, sull’altra sponda del Mediterraneo, gli egizi se ne servivano per calmare il mal di denti.

I contadini irlandesi, inoltre, lo utilizzavano come rimedio contro l’insonnia, in modo piuttosto curioso. Ne aggiungevano le foglie tritate o il decotto all’acqua del pediluvio serale. Era considerato in quasi tutte le contee una pianta votata alle streghe, che ne ricavavano filtri d’amore. Molte ragazze in età da marito ne portavano in tasca tre foglie, certe che con questo stratagemma avrebbero conquistato il giovanotto che in segreto amavano. Eppure, nel linguaggio dei fiori, il giusquiamo è il simbolo della totale mancanza di qualità e non si inserisce mai in un bouquet da regalare.

Pianta fiorita, con infiorescenza e fiori giallini e grandi foglie verdi.
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Una descrizione botanica essenziale

Il giusquiamo è un’elegante pianta erbacea annuale o biennale, caratterizzata dall’odore nauseabondo che emana. Ama i terreni ricchi di nitrati e attecchisce presso ruderi o lungo strade e sentieri. Ha fusto robusto ed eretto, alto sino a 80 centimetri ed è vischiosa e pelosa in ogni sua parte. Le foglie sono grandi, alterne, lobato-dentate: se poste alla base, hanno un lungo picciolo, mentre quelle superiori sono sessili.

I fiori sbocciano tra maggio e settembre e sono campanule a corolla pressoché raggiata, grigio-giallastra, con venature violacee, a 5 lobi arrotondati. Sono posti alla sommità dei rami e riuniti in infiorescenze unilaterali a racemo, intervallati da foglie più piccole. Il frutto è una capsula a pisside, che ha un opercolo nella parte superiore che si apre a maturazione. Ne fuoriescono molti semini nerastri, che giustificano l’aggettivo niger che contraddistingue la specie. Trattandosi di pianta velenosa, il giusquiamo va assolutamente indentificato con certezza con il prezioso strumento delle chiavi botaniche.

Disegno scientifico con radici, fusto, foglie, fiori e frutti.
Quest'opera è di pubblico dominio anche in USA

Principi attivi estratti soltanto per l’industria farmaceutica

Abbiamo a che fare con una specie che può essere letale e per la quale è sconsigliato qualsiasi impiego casalingo. Tuttavia, il giusquiamo contiene utili principi attivi che sono impiegati nel giusto dosaggio dall’industria farmaceutica. Si tratta soprattutto di alcaloidi come la iosciamina, la ioscina, la scopolamina e l’atropina (in minor quantità rispetto alla belladonna). Non se ne ricavano farmaci da banco ma solo medicinali con obbligo di ricetta medica. Essi vengono prescritti come sedativi del sistema nervoso, come antispasmodici e antinevralgici nella terapia del dolore e come ipnotici contro l’insonnia. Sono efficaci anche in caso di asma bronchiale o di morbo di Parkinson.

Esistono pure diluizioni omeopatiche a base di giusquiamo, prescritte per contrastare crampi, attacchi isterici, spasmi e tosse convulsa. Importante l’azione della pianta in uso esterno. Anche in questo caso vanno evitati i cataplasmi delle foglie fresche e bisogna ricorrere all’olio di giusquiamo in vendita in farmacia. Massaggiato sulle zone doloranti del nostro corpo, sino a farlo penetrare, lenisce nevralgie e reumatismi.

Particolare di una pianta di giusquiamo con fiori a campanula giallini, visti di profilo, foglie frutti verdi.
Foto di Lenka da Pixabay

Foto di copertina di Jaanus Leoste da Pixabay

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